MUSSAT SARTOR: LA MISURA DELLO SGUARDO
La mostra “OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell’arte dal 1968” restituisce il ruolo decisivo di Paolo Mussat Sartor nella costruzione della memoria visiva dell’Arte Povera. Più che un semplice testimone, il fotografo torinese è stato un interlocutore attivo degli artisti che hanno ridefinito il linguaggio dell’arte italiana tra gli anni Sessanta e Settanta. Le sue immagini — dedicate a figure come Anselmo, Boetti, Kounellis, Merz, Paolini, Penone, Pistoletto e Zorio — non documentano soltanto le opere, ma ne interpretano la logica interna attraverso uno sguardo rigoroso, mentale, eticamente partecipe. Accanto ai ritratti e alle documentazioni storiche, le fotografie dei Viaggi rivelano la dimensione più intima del suo lavoro: un esercizio continuo di attenzione che lega indissolubilmente arte, spazio e memoria.