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STUDIO LIMONI
Maggio 2026

IL PESO LEGGERO DELLE COSE: RIFLESSI DI LUCE

“Splendido Splendente. Gli oggetti metallici si riflettono”, da GILDA&CO a Milano, esplora il rapporto tra luce, materia e design attraverso una selezione di oggetti iconici del Novecento italiano. Tra superfici cromate, acciai lucidati e ceramiche smaltate, la mostra costruisce un paesaggio di riflessi e vibrazioni luminose in cui gli oggetti sembrano trasformarsi continuamente. Più che celebrare il design storico, il progetto mette in scena un’estetica della brillantezza che racconta il desiderio di modernità, eleganza e progresso inscritto nei materiali stessi.

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UNA STORIA DI OGGETTI CHE PARLANO ANCORA

La mostra “Property of Sergio Asti. A Design Heritage”, presentata da FRAGILE Milano in occasione della Milano Design Week 2026, ripercorre l’ampiezza e la complessità della ricerca progettuale di Sergio Asti, figura centrale del design milanese del secondo Novecento. Attraverso una selezione di oggetti che attraversano tipologie e contesti — dall’illuminazione ai vetri, dagli arredi agli oggetti d’uso — la mostra restituisce l’immagine di un progettista “totale”, capace di muoversi tra linguaggi diversi senza aderire a un’estetica univoca. Più che una retrospettiva celebrativa, l’esposizione si configura come un atto di riattivazione critica, che interroga il valore e l’eredità di una pratica fondata sulla continuità della ricerca e sulla precisione del fare.

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GEOMETRIE INSTABILI, FORME CHE NON SI FERMANO

La mostra “Sequin, Shadow” di Vijay Masharani, presentata da Clima Gallery, esplora la natura instabile del significato attraverso un insieme di disegni e video costruiti per variazione e ricombinazione. Forme elementari e associazioni linguistiche si articolano in un sistema aperto, in cui le relazioni tra immagini e parole restano provvisorie e continuamente rinegoziabili. In questo spazio sospeso, il senso non si fissa ma emerge come processo, esposto alle trasformazioni del tempo e del contesto. La mostra si configura così come un dispositivo che mette in crisi l’idea di interpretazione definitiva, invitando a sostare nell’incertezza.

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Aprile 2026

ECCO L’UOMO: COSA RESTA DELL’IMMAGINE

La mostra “Ecce Homo” di Liu Ke, curata da Fabio Cavallucci presso la Galleria Giovanni Bonelli, presenta un nucleo di lavori recenti in cui l’astrazione si configura come processo di condensazione percettiva più che come allontanamento dal reale. Le superfici pittoriche, apparentemente aniconiche, rivelano progressivamente tracce di paesaggi e allusioni corporee, attivando una visione instabile e stratificata. Il titolo, riletto da una prospettiva non occidentale, perde il suo riferimento univoco per aprirsi a una riflessione più ampia sulla condizione umana e sull’atto stesso dell’esporsi. In questo contesto, la pittura diventa spazio di intersezione tra pensiero e sensazione, mentre il dialogo con giovani artisti e la pratica curatoriale dell’artista contribuiscono a delineare un’idea di arte come forma attiva di ricerca e costruzione culturale.

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LASCIA VEDERE QUELLO CHE NON PUOI CAPIRE

Con questo testo attraversiamo "CIMA" di Matthias Odin come un’esperienza percettiva e riflessiva, più che come un’analisi oggettiva. A partire dalle casse e dai materiali recuperati da un contesto industriale legato alla produzione bellica, la mostra attiva una tensione tra presenza e assenza, visibile e invisibile. L’attenzione si sposta progressivamente su ciò che sfugge allo sguardo: i processi, le infrastrutture e le storie che restano fuori campo. Attraverso un linguaggio visivo fatto di frammenti, sospensioni e cancellazioni, Odin mette in crisi l’idea di immagine come strumento di comprensione immediata, suggerendo invece una relazione più complessa tra percezione, memoria e rimozione. Il testo restituisce questa esperienza in forma soggettiva, interrogando lo scarto tra ciò che vediamo e ciò che riusciamo davvero a comprendere.

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LA PELLE DELLA PITTURA DOVE LA LUCE RESTA

Con “Vertex”, Jason Martin presenta alla Galleria Christian Stein un ciclo di opere che indagano la pittura come esperienza fisica e percettiva. Le superfici, lavorate attraverso gesti incisivi e strumenti non convenzionali, si configurano come campi dinamici in cui luce, materia e ritmo entrano in relazione instabile. Pur radicata nell’astrazione, la ricerca di Martin lascia emergere suggestioni atmosferiche e paesaggistiche, senza mai tradursi in rappresentazione. Il risultato è una pittura che resiste alla fissità dell’immagine e si offre come spazio di percezione, invitando lo sguardo a sostare in una dimensione di continua trasformazione.

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